Tutti i Silenzi di F: Appuntamenti tristezza del dopo Te

 

Tutti i Silenzi di F.

Quando un primo appuntamento si consuma controvoglia, tra le mura di un Sushi wok, stuprato remissivamente dall’afrore di ri-fritto e da discutibili canzoni rock-orientali, è chiaro che la deriva sentimentale si stia densificando in qualcosa di sempre più palpabile. Se poi, ti ritrovi anche a condire gli involtini primavera con una salsa teriyaki al gusto di “senti quanto mi piaceva il mio ex (che poi, ex?!? ma magari)” non sei neppure più alla deriva, hai praticamente già digerito il tuo sakè relazionale e sei pronto per tornare a casa, da solo. Ancora prima di finire l’antipasto, ancora prima dei convenevoli.

E’ sensazionale come certe situazioni, tra le mani del disinteresse, si snocciolino in totale assenza di dignità e riguardo emotivo per l’altro: ho parlato per un buon 70% della serata di te.

Riconosco che sia oggettivamente mortificante ritrovarsi sul proscenio di una cena, davanti a un semi sconosciuto, per scoprire in diretta che il tuo ruolo non è quello del protagonista, ma quello dell’albero in cartonato, che riempie (male) il posto vuoto lasciato da un altro. Ma cosa posso farci, io, se l’unico a cui riesco a pensare, anche molestato dall’odore vibrante di fritto, resti sempre tu?

Alla fine, non sono poi tutte così, le nuove relazioni? L’imbottitura messa a riempire il vuoto emotivo lasciato inevitabilmente da qualcun altro? E’ oggettivo, se chi c’era prima non se ne fosse andato, non saresti lì a cercare di reiniziare. La differenza tra questo e un qualunque altro appuntamento è che in questo caso il “vuoto da riempire” ha avuto un nome, un cognome, un impiego fisso e un ritratto fisico e psicologico, apertamente dichiarati e neanche troppo frettolosi. Lo avessi saputo, al tipo, avrei potuto dargli anche il tuo IBAN, magari finiva in bellezza la serata facendoti un bonifico. Sai mai…

Sotto un certo punto di vista, però, la si potrebbe definire una forma di distorta onestà intellettuale, la mia. In fondo, dopo una certa età, è impossibile arrivare “vergini” a certi eventi della vita, e parlo di verginità esperienziale, emotiva, non di quella fisica. A trent’anni nessuno è più “vergine” del primo appuntamento, perché quello non è più effettivamente il primo, è il decimo, il cinquantesimo, il centesimo primo appuntamento. E nonostante se ne sia tutti allegramente consapevoli, ci piace comunque immaginare questi “inizi della fine” come bolle iridescenti a forma di cuore, fuori dal tempo, in cui poter fluttuare con la stessa inesperienza di una giovane Pollyanna alle prime armi. Ci piace pensare che lì dentro, al nostro Primo Appuntamento, tutto il passato dell’altro non conti.

Lui è lì per noi. Per noi e basta.

E col cazzo che l’altro è lì per noi. L’altro è lì per sè, e per colpa di tutti i suoi ex. Anche lui, probabilmente, si è scavato un piccolo tunnel nel suo torbido sottosuolo sentimentale ed è sgusciato fuori come una talpa, cieco e sporco di terra, nel tentativo di trovare provviste sufficienti a sbarcare l’ennesimo l’inverno romantico, e tu che gli stai davanti sei la provvista. Nè più, nè meno. Potrai essere accattivante, intelligente, simpatico, brillante, sensuale e pure bono, ma sempre una provvista resti, e tutto il ventaglio delle tue virtù non basterà a spazzare via il passato, a spazzare via chi c’è stato prima di te. Puoi sventolare quanto ti pare!

Poi, ovviamente è naturale che l’altro si risenta al momento in cui questa dinamica, solitamente dissimulata con cura, viene palesata, e restituita senza mezzi termini, impacchettata con un bel fiocco. Ma resta il fatto che è così per tutti. Sempre.

Non esiste un secondo primo appuntamento su cui non gravi il peso dello zainetto straripante di merda lasciato da chi c’era prima. Possiamo sfoggiare performance da oscar, prendendo in giro l’altro e noi stessi con credibilità encomiabile, ma l’ombra di chi è andato via rimane. Più o meno densa, più o meno vitale, in base a quello che è stato il suo peso sentimentale quando aveva ancora un corpo, ma resta sempre. E al tuo nuovo primo appuntamento, quell’ombra si siede al tavolo con te e il suo sostituto, al ristorante cinese. Lo saluta, lo ascolta, fa cenni con la testa, dissente quando dice qualcosa che lui non avrebbe mai detto, addirittura ti sfiora quando fa qualcosa che avrebbe fatto anche lui. E se la serata finisce in bellezza, quell’ombra diventa pure il tuo voyeur personale, durante un sesso plausibilmente mediocre, se non addirittura la parte attiva di un threesome della tristezza, dove ti ritrovi a fare istintivamente le cose che piacevano al lui e a constatare che a chi ti ritrovi davanti, invece, la stessa cosa non è che faccia proprio impazzire.

Ed ecco servita la scopata di merda, guarnita con cura come un piatto gourmet.

Cosa succede quando ormai sei uno scafato delle relazioni? o sei una navescuola dei primi appuntamenti con finale solplesa? Il threesome diventa un’orgia, un’ammucchiata agghiacciante. Partecipano i tuoi ex, almeno quelli di cui eri davvero innamorato, e partecipano gli ex di chi hai davanti, almeno quelli di cui era davvero innamorato. Sindrome di Rebecca? Spostati.

Per fortuna che ci pensano gli ormoni, a rendere tutto questo marasma un po’ più nebuloso, altrimenti sarebbe una roba che a pensarla con freddezza farebbe rimpiangere il binge watching e la sega prima di dormire.

Ed è per questo che tu che ti ritrovi al tuo ennesimo primo appuntamento, non ti presenti proprio con la spensieratezza di una principessa Disney, cantando kumbaya, accompagnato da scoiattoli che suonano e fringuelli che ti fanno i controcanti; lo fai l’ansia, col tuo buco nel petto e la speranza che chiunque ti sieda davanti riesca a non fare così tanto schifo da non poter essere usato come stucco per la tua voragine emotiva. Poi magari hai la (s)fortuna di scoprire che quella persona ti piace pure, magari t’innamori di nuovo (così al prossimo primo appuntamento ci porti pure questo a farti compagnia), ma quello succede sempre dopo.

All’inizio è col tuo ex che vai a cena, perchè nessuno cancella chi c’è stato prima. Non è una questione di demerito, semplicemente non si può.

Se chi c’è stato prima, poi, sei tu, non avrebbe neanche senso presentarsi al nuovo primo appuntamento…

Infatti è così che si è svolto questo incontro triste, con te seduto al tavolino, travolto dall’odore di fritto a dire cose molto più interessanti di quelle che il tipo davanti a me avrebbe mai potuto dire. Con te che facevi sorrisi più belli dei suoi, perchè i tuoi hanno le fossette, e i suoi no. Con te che mi guardavi in modo molto più intenso di quanto non abbia saputo fare quest altro. Quest altro che più lo guardavo, più mi stava sul cazzo, perchè non ti somigliava, perchè non era te.

Avrei voluto ci fossi stato tu, in carne ed ossa, seduto con me in questo cazzo di cinese.

Mi sa che non ero pronto a questo nuovo primo appuntamento.

Ovviamente non ho più visto o sentito il tipo del cinese, è morta lì. Credo ci sia un limite a quello che un nuovo avventore può sopportare a livello di strascichi sentimentali dell’altro, e io quel limite l’ho decisamente superato.

Quando finisce un amore, dicono, la cosa migliore da fare sia imparare ad andare avanti. Per adesso, io ho imparato soltanto ad andarmene via da un appuntamento fallimentare prima delle dieci. Un quarto alle undici ero a letto, solo, naturalmente.

Niente threesome.

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