Gli Amichevoli Silenzi di A.

Tutti i Silenzi dell’Alfabeto: A

Inizio a chiedermi dove sia andato a finire il mio sex appeal. Come si dice senza scomodare gli anglosassoni? Il mio piglio sensuale? Insomma, la mia capacità seduttiva. Arrivato a questo punto, mi trovo seriamente a temere per il decesso collettivo di ogni mia blanda abilità di fare colpo su qualcuno. Di questo passo, a breve, l’unico colpo che vedrò plausibile sarà la schioppettata di una calibro 38 Special.

Devo ancora decidere, però, se sarà auto-inflitta o sparata in faccia al mio prossimo fallimento sentimentale.

Mi rendo conto di non evolvere interiormente. Sono sempre il bilico tra il ruolo del Martire e quello del Serial Killer. In ogni caso, sono abbastanza sicuro che non mancheranno le occasioni per prendere una decisione ben ponderata al riguardo.

Vi chiederete perché parlo di tutto questo. Semplicemente, perché, dal momento che non c’è fine al peggio, in questi ultimi giorni mi sono ritrovato ad abitare un quartierino sentimentale che per me era ancora del tutto inesplorato. Sì, parlo della FriendZone.

Mi appresto a suonare a giorni la campanella dei ventotto anni, ed ancora in questa zona della disfatta romantica non mi ci ero mai ritrovato. Per l’amor del cielo, dei rifiuti in amore avevo già finito l’album da collezione panini da un pezzo, ma se non altro, fino ad oggi, avevo sempre avuto la fortuna (?!?) di trovare persone che mi prestassero almeno la cortesia di un sesso rabberciato prima di levarsi dai coglioni. Questa volta, manco quello.

Sarà pure triste, ma il fatto che qualcuno, prima di unirsi definitivamente ai desaparecidos, riesca comunque a trovarti abbastanza attraente da far confluire quei 10 cl. di sangue in un’erezione, pure posticcia che sia, ti risparmia in qualche modo la sgradevolezza del sentirti completamente inappetibile sotto ogni fronte. Evita di smantellarti quei dieci brandelli di autostima che ti rimangono picchiettandoli direttamente sulle fondamenta.

Ma se qualcuno ha deciso di istituire un Santo per ogni giorno del calendario, probabilmente lo ha fatto nella consapevolezza che ogni nuova giornata ha in serbo una ragione più che valida per una nuova bestemmia; e rifarsela tutte le volte con lo stesso, a una certa, diventa monotono.

Così, questa volta, il Santo del giorno mi ha sentito lamentarmi per A.

Siamo alla prima lettera dell’alfabeto, e se è vero che il buongiorno si vede dal mattino, suppongo di essere soltanto sulla punta di un delizioso iceberg di merda, tutto da esplorare. Ho davvero paura arrivare alla Z.

A. era un ragazzo carino. Sì, ERA, perché la mia mente ha bisogno di incassettarli i fallimenti amorosi dopo che diventano tali. Per la serie: “Se non esisti con me, non esisti affatto. Accenderò un cero il giorno del tuo compleanno in memoria di te. (Stronzo!)“.

A. in sintesi? Una conoscenza strana, durata qualche mese e molto diluita in saltuari messaggini su whatsapp e vaghe apparizioni mariane. Nonostante ciò A. sembrava un tipo affabile. Era simpatico, con un suo piccolo mondo emotivo abbastanza complicato, le sue passioni, un sorriso dolce e due occhioni castani che mi facevano un sacco di tenerezza.

A. andava dalla psicologa, manifestava tiepidi aspetti fobici e una lieve tendenza alla compulsione. Basilarmente aveva un rapporto conflittuale con le proprie emozioni, uno spiccato senso di solitudine interiore, e un’insicurezza di fondo. Praticamente: il mio tipo ideale.

Un po’ come me, anche A. aveva bisogno di superare le sue insicurezze giocando il ruolo della crocerossina. Probabilmente è per quello che non ha funzionato. Due infermiere insieme non stanno bene, si rubano il lavoro; ed io sono una cazzo di caporeparto. Sono più crocerossina di lui. Immagino che questa mia irrefrenabile necessità di prendermi cura delle sue complessità non gli andasse a genio, o che almeno, non lo facesse guardare a me come ad un appetibile complessato da salvare.

Infatti, a me ha preferito un ex tossico. In fondo, lo capisco. Anch’io ho una spiccata passione per i tossicodipendenti. Loro sì che sono un piatto ricco di contraddizioni e tortuosità emotive su cui gettarsi a capo fitto, quando hai voglia di fare una bella abbuffata.

Io però mi sono pure diplomato come Dirigente di Comunità. E tu invece A.? Quali qualifiche hai per questo? Eh, testa di cazzo? Quali? Saresti stato meglio con me!

Sta di fatto che non lo saprà mai. Naturalmente. Dopo l’ultimo incontro avuto con lui, (un appuntamento con cena in casa, trascorso per buona metà a pensare a quanto avessi voglia di mettergli la lingua in gola, ma senza farlo) mi sono ritrovato a dover rastrellare le mie perplessità in merito alla situazione.

Dalle constatazioni finali emerge fondamentalmente questo:

  1. A. scompare se non sono io a scrivergli.
  2. Quando gli scrivo, A. mi risponde, ma probabilmente più per cortesia che per interesse.
  3. A. non ha mai provato ad avere un approccio fisico con me.
  4. L’atteggiamento di A., nonostante per qualche arcana ragione si faccia circa 70 km per venirmi a trovare, mi sbraita in faccia a chiare lettere che non gli piaccio.
  5. A. non mi vuole.
  6. Quindi, A. mi piace parecchio!

Devo ancora fare un calcolo esatto di quanto la percentuale di piacimento di A. sia condizionata dal suo non volermi. Certo è che mettere insieme l’attrazione fisica, la simpatia, i complessi emotivi, il sorriso dolce e la palese volontà di rifiutarmi, non può che generare la ricetta perfetta del “mi piaci tanto!“.

E se l’esperienza è maestra, va da sé che l’abito nero potrà soltanto che accompagnare questo lutto.

Infatti, terminate le somme, considerato che io ho tanta voglia di sentire A. e che lui non mi caga manco pe’ scherzo, mi slancio nel gesto estremo.

Giove è appena entrato nel mio segno e mi sento fiducioso. Ho messo le mutande pulite e ho lucidato le fedi. Conto nel fatto che dichiarare apertamente ciò che provo possa fare colpo su quest animo sensibile, e infatti…

Era meglio il transito di Saturno: il pessimismo paga di più della speranza.

Mando su whatsapp ad A. un pippone a quattro mani, di quelli da centro estetico asiatico, con l’happy ending.

Il succo del discorso: “Noto che non ti fai mai sentire, se non lo faccio io. Dal momento che non voglio risultare insistente o indurti a sentirci per cortesia, non ti cercherò più, per rispettare quello che credo tu preferisca. Sappi soltanto che mi piacevi parecchio, che avrei voluto rivederti e conoscerti meglio, ma non voglio insistere. Se poi vorrai, io sono qui“.

Un messaggio da me, a metà tra una dichiarazione di sconfitta, un ricatto passivo-aggressivo e un estremo tentativo di zerbinaggio. Tolgo le notifiche alla conversazione per non vivere con l’ansia l’attesa, per non vedere comparire roba sul display quando non sono pronto, nel frattempo apro whatsapp ogni 30 secondi per tenere sotto controllo la cosa.

Prendersi per il culo da soli? Ci sei riuscito grandemente. 

Passa poco tempo dall’invio del raspone alla doppia spunta blu. Online. Sta scrivendo… Arriva la risposta. Leggo. Ho voglia di vomitare e di piangere insieme. Forse pure di cagare nelle mutande pulite.

Il messaggio di A. è la combo perfetta. K.O. con distruzione totale in tre mosse. Se fossimo in Tekken mi apparirebbe in testa la scritta “Perfect! You Lose”.

Riassunto veloce: “Sei carino, intelligente e simpatico, ma non provo per te nulla che mi faccia pensare di poter andare oltre ad un’amicizia. In più convivo da due settimane con l’ex tossico che mi piaceva e sono contentissimo. Per ora sono al settimo cielo. Però mi farebbe piacere rivederti se ti va di passare dalle mie parti!

Rimango zitto e respiro. Urlo, piango, vomito, cago, ma dentro. Ingoio l’attacco di panico che mi sale la trachea come fosse una palla di pelo vomitata da un gatto. Al senso del rifiuto, che basterebbe da solo, si somma quella piacevolissima sensazione di essere pure meno di qualcun altro. Mi sale una forma insensata di gelosia. Mi sale la voglia di spaccare qualcosa e una certa dose d’invidia per lui, contentissimo sol suo tossico.

Mi domando quanta indifferenza potesse provare A. nei miei confronti per guarnirmi un messaggio di rifiuto con un inno alla gioia dedicato alla sua felicità di coppia; intanto salto da una fase di elaborazione del dolore all’altra, come un canguro drogato.

Nego. Non è vero che lui non mi vuole, in realtà gli piaccio, semplicemente teme l’insicurezza dovuta al fatto di non poter giocare con me il ruolo dell’infermiera, e quindi ha preferito qualcuno da poter salvare, ma gli piaccio. M’incazzo. Non è vero che gli piaccio, è soltanto un grandissimo coglione. Uno stronzo. Si tenga pure il suo tossico. Schioppino entrambi di overdose. Diventino impotenti tutti e due, che passino le loro giornate a farsi le trecce al pube a vicenda. Patteggio. Prima o poi tornerà, si accorgerà di aver sputato sulla cosa migliore che gli potesse capitare e farà marcia indietro, è solo questione di tempo. Tanto torna. Mi deprimo. Non tornerà. Mi sto prendendo per il culo. Lui sta bene, è felice, è soddisfatto così. Io sono solo come un cane solo, triste e non ho nulla di dolce da mangiare in casa. Accetto. No! Non accetto proprio un bel cazzo di niente. Cerco soltanto di ricavare un anal plug dalla fiducia con cui ero partito ad inviare il mio messaggio, mentre sfoglio gli annunci immobiliari in cerca di un posticino in cui trasferirmi nella Friend-zone in cui sono stato appena scaraventato senza delicatezze.

Mi rendo conto di essermi rammollito. Nonostante tutto non riesco più nemmeno ad essere arrabbiato con A. Non ne ho ragioni. Continuo a pensare che sia un bravo ragazzo, in fondo. Non posso fargli una colpa del fatto di non volermi. Non so con chi cazzo rifarmela.

Intanto, mi sento addosso lo stesso fascino di un Teletubbies in lingerie sadomaso, il Teletubbies rosso, quello che non parla nemmeno, che dice solo “Poh” e che sospira e basta. Mi sento rifiutabile come la proposta di prendere parte a un’orgia a cui parteciperanno soltanto Adinolfi ed alcuni dei suoi più intimi amici di partito.

Rispondo con contegno alla combo. Rispondo educato. Fingo di averla presa bene, ma sono morto dentro.

L’esaurimento nervoso è dietro l’angolo. Lo sento!

 

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