Il breve episodio di tragicommedia di L.

Tutti i Silenzi dell’Alfabeto: L.

 

Una breve chicca notturna per dimostrare che al peggio non esiste fine.

Ricordate quella cosa che avevo detto poco fa riguardo ai Santi del calendario? Ecco, sono appena le 00:07. Giorno nuovo, santo nuovo, e l’occasione d’eresia è calata dal cielo come un fiocco di neve, allegramente in sordina, travestita da banale conversazione via chat.

Nulla di così drammatico eh! Queste non sono certo pene d’amore. Ma avete presente quegli episodi pruriginosi? Quelli che piombano sbagliati nel momento sbagliato? Quelli in cui sembra che l’universo abbia messo lo zampino per non permetterti assolutamente di dimenticare, nemmeno per un secondo, quanto la tua situazione sentimentale faccia vergognosamente schifo? Ebbene, si tratta di uno quelli.

Torno a casa da una serata cinema con un’amica di sventura, già provato fino al midollo dall’intensità di qualche scena di Bohemian Rhapsody. Quel film mi ha restituito fin troppo bene l’irrequietezza e il conflitto intimo travestito da eccentricità del personaggio di Mercury. Mi sento un pochino scosso. La scena dedicata all’AIDS accompagnata dalle note di Who wants to live forever (per quanto storicamente discutibile) mi ha ribaltato il pancreas come un guanto. Ho tenuto insieme i dotti lacrimali col nastro adesivo. Mi trovo a constare che la perdita di Freddy ha strappato al mondo qualcosa di più di una semplice divinità della musica, mi ha tolto anche l’ennesimo uomo ideale di cui innamorarmi. Siamo nel pieno del mio prototipo: artista problematico, infedele, tossico, malato terminale, ma fondamentalmente un’anima delicata, alterata da troppi dissidi interiori. Io ti avrei potuto salvare, Freddy! Mio dolce “ragazzo pakistano”! In questo momento, mi sento un po’ un vedovo in lutto.

Decido di sprofondare nello squallore del mondo degli incontri virtuali in cerca di una piccola consolazione notturna, una dose di Brioschi emotivo che mi aiuti a digerire il recente trasferimento nella FriendZone e il finale del film. Sai mai che l’App di appuntamenti mi riservi una piccola gioia. Scorro i profili come un cane da tartufi, con la sapienza di una nave-scuola dei siti del settore. Becco il profilo di L.

L. è un ragazzo figo con cui avevo già parlato qualche tempo fa. Look da skinhead, occhi bruni, espressione da stronzo e tanti orecchini sull’orecchio sinistro. Il caso vuole che pochi giorni prima l’avessi visto passare da un bar in cui mi trovavo, un localino annesso a un vivaio in una città vicina alla mia. L’avevo riconosciuto subito. Ho buona memoria per i visi, e il suo non è uno di quelli che si dimentica. Nel locale avevo riconosciuto pure un altro utente dell’App. Situazione disagio, un po’ ai confini della realtà.

Colgo l’occasione e mi lancio gagliardo sul profilo di L., convinto come un ghepardo che rincorre una gazzella nella savana. Gli mando un messaggio da stalcker brillante, alludo alla possibilità di averlo visto in quel Bar. Lui conferma di esserci passato. Io ironizzo sul fatto che metà dell’app si trovasse in quel locale a quell’ora. Lui mi chiede un parere sull’altro tipo che a quanto pare lavora lì: “Carino il ragazzo che ci lavora, vero?

Mi confondo, nella speranza che L. voglia fare lo splendido, ci rifletto. Opto per una risposta veloce “Secondo me eri meglio tu!“.

La sua risposta è tempestiva quanto sconcertante: “Non ero lì per caso! Mi frequento con lui!“.

Non ricordavo che le gazzelle finissero per rincorrere i ghepardi e staccargli la testa a morsi. Sarei tentato di rispondere con un “E allora che cazzo ci fai qui?”, ma mi trattengo. Mi rendo conto che la vita sentimentale del mondo procede a gonfie vele. Tutti si fidanzano, convivono, si frequentano, ed io sono praticamente un confidente a cui la gente su cui faccio un pensiero si sente libera di raccontare delle sue conquiste e dei suoi innamoramenti. Praticamente sono un prete senza colletto, rinchiuso 24 ore al giorno nel suo sgabuzzino delle confessioni sentimentali, pronto a dispensare moniti e conta delle preghiere a chi si sottopone al suo giudizio con spirito di contrizione. Una creatura ormai priva di implicazioni sessuali, un sacerdote senza neanche la chance di inciampare per caso in una liaison alla “Uccelli di rovo“.

-Mi perdoni padre, perché ho peccato!

-Sicuramente non con me. Figlio di troia! 

Mi sfavo mortalmente. “Poco cambia. Resti molto meglio tu!” rispondo abbastanza secco e seccato. Ci tengo a sottintendere che il tipo con cui L. sta uscendo fa veramente schifo al cazzo, che L. è sprecato accanto a quel carciofo con gli occhiali in celluloide. L. lo deve sapere e capire. Lui ringrazia e io non rispondo più.

Come dicono a Parigi centro: L. sei veramente un coglione coi fiocchi! Il tipo del bar non me lo farei manco cor’ cazzo de ‘n altro! Io so’ parecchio mejio de lui! Stacce! Poi tutti i gusti so gusti!

Constato con amarezza che in questa fottuta Friend Zone ci prenderò la residenza definitiva. Questo fine settimana passerò da Ikea a cercare qualcosa di carino con cui arredarla.

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