L’improbabile Teoria del Centipede Romantico- Parte 1

Tutti i Silenzi di F.

 

Sono tornato a ragionare su questa deprecabile faccenda del preferire gli inafferrabili stronzi ai buoni rassicuranti. Mi ci sono arrovellato un po’, fino a che non mi ha colpito un’illuminazione celeste, una rivelazione mistica, una sorta di epifania. E’ vero, io ho sempre avuto una predilezione per le teste di cazzo, finendo per trattare con trascuratezza quei pochi disgraziati che si dimostravano da subito stabilmente interessati a me. E’ altrettanto vero, però, che anche io, a mia volta, nelle mie vicende da posta del cuore, spesso e volentieri, non sono stato altro che uno di quegli stessi disgraziati.

Probabilmente, dietro ai rifiuti che ho ricevuto, dietro alle sparizioni, ai disinnamoramenti, c’è sempre stata da parte dell’altro una spinta più o meno inconscia ad orientarsi verso un qualcuno che fosse più stronzo di me, più sfuggente, più complicato. Perché la complicazione affascina, regala quel senso di gravità alle faccende che ci fa sempre sentire indaffarati in qualcosa di realmente importante, qualcosa per cui vale la pena farsi il culo. La facilità è carina, ma disimpegna, non irretisce, e questo credo che valga, alla fine, per ognuno di noi.

E’ così: siamo tutti, a nostro modo, vittime e carnefici sentimentali allo stesso tempo; e le relazioni non sono altro che il palcoscenico su cui sfilano in serie queste vicendevoli esecuzioni di massa. Deduco che l’innamoramento debba essere regolato inevitabilmente da una sorta di oscura tendenza coprofaga, che rende la nostra cronologia sentimentale nient’altro che un lunghissimo Human Centipede romantico. Merda emotiva inghiottita direttamente dal culo emozionale di qualcuno, digerita e ricagata con spensieratezza in bocca a qualcun altro, che farà lo stesso a sua volta, e via di seguito: un caga-mangia-caga continuo, senza fine, senza rimedio. A volte vestiamo i panni della bocca, altre volte quelli del culo, ma fondamentalmente siamo tutti entrambe le cose.

E in questo gioco perverso, da categoria Extreme di PornHub, condotto a colpi di peristalsi, vince chi caga di più, vince il più stronzo, chi scappa più in fretta, chi non si concede. Sarebbe interessante riuscire a tracciare una sorta di mappa di questo enorme apparato digerente sentimentale. Ne verrebbe fuori un grandissimo “albero relazionologico” secondo il quale, in qualche modo, saremmo tutti collegati, tutti avremmo mangiato ed cagato roba di tutti. Sarebbe pazzesco… Disturbante quanto plausibile.

Riporto tutto questo a te, e mi trovo a supporre che in realtà, per conoscerti, non si debba passare necessariamente dalla strada tortuosa dello stronzetto-complicato-irrigidito che ho percorso io, c’è sicuramente anche altro, c’è un’altra via. Con me sei stato ciò io ti ho spinto ad essere, in base a come mi sono posto a te. Se mi fossi posto diversamente, è plausibile che saresti stato altro. In altre parole, io ho conosciuto soltanto il tuo lato “culo” perché ti ho approcciato di faccia, ma da qualche parte, hai sicuramente anche tu un lato “bocca” pronto ad avvertire un certo languore davanti a qualcuno più bravo di me nel giocare il ruolo del “culo”.

Lo hanno capito i cani, questo meccanismo. Mentre noi ci ostiniamo a fingere di baciarci romanticamente, loro si salutano annusandosi a vicenda il culo, imbarazzanti nella loro onestà fuori luogo, ma quantomeno veri. Probabilmente lo sanno che il funzionamento della relazione è fondamentalmente questo, e lo mettono in scena fin da subito, senza tanti romanti-cazzi, senza sentimentalismi inutili.

Mi rendo conto di aver imbastito una delle metafore più agghiaccianti dell’intera produzione letteraria mondiale, con questa storia dell’Human Centipede romantico, ma, davvero, mentre la pensavo, l’ho trovata troppo calzante per tenerla per me, così ti ho reso partecipe. Contento? Ad ogni modo, continuiamo col ragionamento. Divertiamoci a categorizzare il mondo. Ti va?

Anche se non ti va, tanto ormai lo faccio lo stesso, al massimo salti. Dunque… prendendo in considerazione i vari intrecci, le varie eventualità sentimentali, e facendone il dovuto condensato, credo di poter riassumere le principali figure coinvolte in un rendez-vous romantico in tre categorie essenziali: Complicatori, Semplificatori ed Equilibrati/Equilibranti.

I Complicatori

I Complicatori, lo dice il nome stesso, sono i tipi che si approcciano un po’ alla tua maniera. Portano con sé la promessa di un amore estremamente ipotetico, ed eventualmente ci fosse, sempre molto complicato. Un amore alla Promessi Sposi. Con la differenza che in questa versione della storia, Lucia gioca alla cavallina con l’Innominato, scappa con lui, e Renzo, dopo un fugace approccio con la monaca di Monza fallito, la prende male. Si lega in vita due pietroni e va a morire in quel ramo del lago di Como.

Perché la modalità romantica del Complicatore è un po’ come un’esplosione atomica, abbaglia di una luce iniziale sempre colorata di tanti lustrini, quasi paillettata, una luce che rincoglionisce abbastanza da farti trascurare il fatto che, per quanto luminescente, ciò che hai tra le mani resta comunque un ordigno di distruzione di massa. Parte tutto da un bagliore bellissimo, poi ti rendi conto che ciò che ti separa dal saltare per aria è una manciata di secondi, e non puoi più scappare. Infatti, dopo l’iniziale rifulgenza, l’aere di beatitudine snocciola, e tutto si tinge di una certa confusione di base, di una non chiarezza, di squilibri, di distanza; ma la testata nucleare ormai è scoppiata, e tu non vai da nessuna parte.

Scopri così che i Complicatori sono infarciti di complessità e atteggiamenti distruttivi come tacchini delle feste. Enormi pignattoni della fortuna che per quanto ti ostini a bastonarli continueranno a deflagrare in cospicui tsunami di merda e complicazioni. Niente caramelle, niente dolciumi, niente coriandoli, soltanto incostanze, ambiguità, ed eteree problematiche varie ed eventuali, accompagnate però da una disturbante dose di fascino quasi magnetico, quasi irresistibile. In pratica, grandi e gustose fette biscottate croccanti su cui spalmare attacchi di panico, tendenze autolesive, decessi di dignità, crisi di pianto e nevrosi altre come marmellate, da ingurgitare ogni giorno, per una colazione ricca e completa.

(Naturalmente questi sono gli stessi che il più delle volte giocano il ruolo del “culo”, per dirla con la bella metafora dell’Human Centipede)

I Complicatori sono quelli a cui non interessa di risolvere i loro problemi, interiori o concreti che siano, non interessa di uscire dalla loro condizione, non interessa di avere una relazione stabile, e, soprattutto, sono quelli a cui non interessa consapevolmente se fanno stare male o bene l’eventuale e malcapitato partner. Ai complicanti non interessa, di base. Hanno i loro cazzi a cui pensare, e tu che gli stai accanto non fai parte di questi. Sei fondamentalmente un civile finito per caso su un terreno di guerra: dovevi stare a casa tua se non volevi beccarti una revolverata. Tanto ai complicanti non interessa, se ti prendi una fucilata. Possono arrivare ad affezionarsi a te, a volerti bene, addirittura, ma non quel bene eroico, che ti fa mettere in mezzo, a prenderti la schioppettata al posto dell’amato, piuttosto il bene che puoi volere al bengalino o al criceto di casa, che quando muoiono, li ricompri simili. Tanto non se ne accorge nessuno. Ciò non significa che al bengalino tu non dia da mangiare, o che non compri la ruota al criceto. Anzi, è delizioso guardare il criceto che corre infoiato sulla sua ruzzola come un perfetto imbecille, e il pappagallino che gorgheggia e si pulisce le piume tutto impettito. Resta il fatto, però, che quando schioppano, finiscono entrambi nel secchio dell’umido, insieme alle bucce dei mandarini, ai gusci d’uovo, e presto vengono sostituiti senza rimorso, anche se in fondo, gli volevi bene.

E questo è il nocciolo della questione. Diciamo che di base, i Complicatori vogliono un bene a cui non interessa più di tanto, un amore del disimpegno, squisitamente italiano. Nel rapporto a due, che per loro potrebbe serenamente diventare a cinque o sei, sono fondamentalmente più gli amati che gli amatori. Se li vuoi nella tua vita, l’amore devi darglielo tu, ma saranno loro a decidere se, quando e per quanto questo avverrà. Magari un giorno tutti i loro problemi si risolveranno (da soli, ovviamente), e allora diventeranno amabili come un cucciolo di Golden Retriver, ma le probabilità che questo avvenga, sono spaventosamente poche.

Da questo delizioso ritrattino, verrebbe quasi da pensare che i Complicatori non siano altro che pachidermici stronzi, egoisti iscritti all’albo, e un po’ figli di troia, ma, per quanto giusto nella sua severità, non sarebbe del tutto corretto pensarla solo così. Perché il Complicante non è realmente votato ad una causa malevola, non vuole che tu stia male, anzi, in cuor suo non ha alcuna intenzione o consapevolezza di rappresentare un nocumento sentimentale. A lui andrebbe più bene, se tu riuscissi a stare bene, ma non ha intenzione di sbattersi un minimo affinché questo avvenga. Non è cattivo, è che non sa fare altrimenti. Non mette mano a se stesso, figuriamoci a te. Lui vive così, tra “il fine giustifica i mezzi” e “chi mi ama mi segua”, un po’ Principe di Machiavelli, un po’ slogan dei Jeans Jesus. Se lo vuoi accanto, lo devi prendere così com’è, sempre ammesso che lui decida che di volertici, accanto.

Resta il fatto che non è propriamente uno stronzo nell’anima, è semplicemente un complicato, quasi sicuramente per via di un passato traumatico che l’ha reso un groviglio di lana. E quel cazzo di groviglio esercita su di te lo stesso fascino che imporrebbe su un gattone casalingo. Così, tu che la vorresti sbrogliare, quella bella matassa in fibra di traumi e dolori emotivi repressi, non puoi fare altro che cedere e diventare docile, proprio come un fottutissimo gatto castrato. Non vittima, ma complice, perché in relazione, davanti al più Complicatore, l’altro diventa inevitabilmente un Semplificatore. Ubi major, minor cessat.

 

Continua con

L’improbabile Teoria del Centipede Romantico: Il Complicatore Deluxe

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